Il mio 23 Maggio 1992 di ieri e di oggi

Cari tunalovers,

ci sono tante date che restano nelle memoria, perché magari le hai dovute imparare a scuola o perché legate ad eventi che hai vissuto, situazioni importanti, ricorrenze, ma il 23 Maggio 1992 per me non è solo una data.

Ero una ragazzina, faceva caldo quella sera, quella sera di 26 anni fa. Mio padre era in mare a pescare e mi ricordo che mia sorella, tutta agitata apre la porta della stanza dove eravamo io e mia madre e ci informa dell’attentato a Capaci dove sono morti il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta. Accendiamo la televisione e vedendo le immagini, allora, solo allora, capiamo la gravità di quello che è appena accaduto: una devastazione. Davanti a tutto quel dolore, puoi solo piangere. Sono cresciuta con quel 23 Maggio 1992. Quando ero all’estero, nel periodo dell’ Università, mi chiedevano da dove venissi e puntualmente dopo aver detto di essere siciliana partivano le “battutine” su quella parola innominabile che fa solo male a pensarla e che non scriverò. Il mio 23 Maggio 1992 non mi abbandonava: ogni volta che capitava una situazione simile, era lì pronto a difendermi, come a dire “noi siciliani non siamo quel pregiudizio!” Certo, provavo rabbia!

La mia oggi è una “rabbia positiva” di chi non si arrende, di chi sa che quel 23 Maggio 1992 ce l’ha dentro e significa “combattere” ogni giorno contro le ingiustizie che si possono presentare nella vita. Quando passo da Capaci, i battiti del mio cuore rallentano un attimo al solo pensiero di quello che lì è accaduto in un terribile istante.

Non è facile parlare del 23 Maggio 1992, ma è un dovere nei confronti di chi in quel 23 Maggio 1992 ha dato la propria vita per tutti noi.

foto tratta dal web, www.lavocedell’isola.it

 Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” Giovanni Falcone

 Delia

 

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